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ll GAS Simplyfood e il pesce ritrovato

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Quante varietà di pesce vivono nel mare ve lo siete mai chiesti?  Quelle classificate sono davvero tante, fino ad ora circa 30.000. Solo una piccola parte sono commestibili, noi italiani siamo particolarmente fortunati perchè le acque dei nostri mari sono ricche di specie di cui circa 300 edibili ma sono comunque poche quelle che mangiamo. Addirittura quelle più popolari sono poco più di una decina.

Tante invece sarebbero le specie da valorizzare e imparare a cucinare, specie povere, dimenticate ma che hanno le stesse proprietà nutrizionali di quelle più conosciute, ugualmente ricche di omega-3, dalla palamita, ai moscardini, allo scorfano, gallinella, suro o sugarelli. Delle oltre 700 specie marine commestibili, al mondo, solo il 10% circa è effettivamente commercializzato, a causa di abitudini alimentari consolidate. Di conseguenza, una significativa parte del pescato non arriva sui mercati a causa del suo scarso o nullo valore commerciale, mentre alcune specie sono sottoposte ad una pressione di pesca eccessiva. Diversificare il consumo delle specie di pesce ha due importanti funzioni quella di ridurre gli scarti del pescato  e quella di distribuire la pressione di pesca su più specie, diminuendo così lo sfruttamento eccessivo, degli stock di pesci oggi più noti, e favorendo la biodiversità.

Secondo la FAO il 19% dei principali stock ittici di mare aperto, di valore commerciale monitorati, sono sfruttati in eccesso, l'8% sono depauperati e l'1% è classificato come in fase di recupero da una situazione di totale depauperamento. 

Circa metà (il 52%) è classificato come pienamente sfruttato e le relative operazioni di cattura sono vicine al loro livello massimo di sfruttamento giudicato sostenibile.

A questo problema si aggiungono le catture accidentali e gli scarti di pesca che costituiscono più del 25% del totale, per un peso stimato in oltre 40 milioni di tonnellate all’anno a livello mondiale. 

Ma vediamo quali sono i primi 10 pesci più consumati dagli italiani (fonte ISMEA):

Mitili o cozze; Orate; Alici; Spigole; Vongole; Polpi; Trote; Salmoni; Naselli e merluzzi; Calamari. Facciamo notare che per la maggior parte di queste specie, l'acquacoltura intensiva ha un'incidenza elevata.

Veniamo invece alle 18 specie classificate come pesce "povero" nell'ambito del progetto Pesce ritrovato della UE:

Alaccia; Mostella; Aguglia; Barracuda; Boga; Cefalo; Lampuga; Menola; Palamita; Sciabola; Sardina; Suri o Sugarello; Tombarello; Tonnetto; Potassolo; Leccia Stella; Alalunga; Pesce serra.

Bene, ora posto di avere una vaga idea di cosa siano queste specie, è impensabile andare al supermercato e chiedere al banco del pesce, 1 Barracuda e 1kg di Suri e poi, se anche fosse la nostra giornata fortunata, come cucinarli?!

Di fronte a questioni così complesse e di ampia portata si rimane sempre disorientati, con un senso di impotenza e assuefazione. Bisognerebbe avere chiarezza in ogni momento degli impatti delle nostre scelte alimentari, attraverso una sorta di impronta ecologica di ogni alimento ma poi, che fare? Quanto può il singolo consumatore incidere con le proprie scelte?

Occorre che più attori del mercato, dal consumatore, al produttore, al distributore,  si aggreghino per trovare risposte alternative al consumo indiscriminato, poco rispettoso della biodiversità e della sostenibilità ambientale. Per creare filiere di consumo alternativo servono consapevolezza e valori condivisi da mettere al centro a fare da collante. 

Partecipando agli acquisti solidali del GAS Simplyfood puoi portare a casa pesce fresco, pescato nel rispetto della stagionalità e puoi trovare anche le specie dimenticate, quelle che finiscono normalmente tra gli scarti di pesca , come i Suri o i Cefali e magari anche una ricetta per cucinarle. 

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